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Introduzione alla Via del Cuore

Una via del cuore al servizio del mondo

Introduzione del Direttore nazionale

Ecco la nuova proposta formativa per l’AdP a livello internazionale: il cammino del cuore, che comporta nove tappe.

1. In principio, l’Amore
2. Il cuore umano, inquieto e bisognoso
3. In un mondo scoraggiato
4. Il Padre manda suo Figlio per salvarci
5. Lui ci chiama suoi amici
6. Cristo dimora in noi
7. Con lui offriamo la nostra vita
8. Una missione di compassione
9. Una rete mondiale di preghiera e un servizio attento alle esigenze dell'umanità.

È l’itinerario che sto cercando di sviluppare e applicare in Italia, attraverso gli editoriali del Messaggio e le catechesi mensili in forma di preghiera. Siamo arrivati al sesto passaggio, con il Messaggio di luglio - agosto, e con la preghiera corrispondente nel sito web.

La mia speranza è di farne un sussidio da diffondere, perché venga messo in pratica nei centri locali e parrocchiali, come itinerario di formazione per l’AdP ricreato, nell’ambito della Nuova Evangelizzazione, che è la sfida della Chiesa oggi.

A Roma lo stiamo praticando in forma sperimentale. Ma l’ho anche presentato al Consiglio Nazionale in gennaio, ottenendo una risonanza positiva. A quanto so, stanno utilizzando anche in altri centri locali gli schemi di catechesi in forma di preghiera, che vengono pubblicati mensilmente nel nostro sito www.adp.it

Diciamo subito che non si tratta

- di nuove idee teologiche da apprendere

- quando piuttosto di una nuova teologia o spiritualità da vivere.

Vediamo questa proposta un po’ più da vicino, tenendo conto che è un percorso o “via” ancora in fase di elaborazione e di sperimentazione. Richiamerò semplicemente alcuni punti degli articoli già pubblicati nel Messaggio, ma in una veduta d’insieme.


Di cosa si tratta

Nella crisi strutturale, che la società contemporanea sta attraversando, in un ambiente confuso, tra tanti stimoli contraddittori, molti uomini e donne avvertono l’esigenza di ritrovare se stessi, cioè di raggiungere il proprio cuore, al di là delle tante cose che ingombrano e appesantiscono l’esistenza.

L’AdP intendere rispondere a questa esigenza, attraverso un cammino di formazione che conduce a intraprendere la via del cuore e percorrerla.

Aggiungo che questa proposta della “via del cuore” non annulla le pratiche tradizionali dell’AdP, ma semplicemente le affianca e intende muoversi nella fedeltà all’ispirazione originaria: avere in noi, cioè nel nostro cuore “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2, 5).


Perché parliamo di “via”?

La parola “via” assume vari significati nella Bibbia. L’antico semita era un nomade, trovare la giusta via era essenziale per la sua esistenza quotidiana. Spontaneamente la via è diventata anche il simbolo della vita morale e religiosa.

Dio ha un suo stile, un suo modo di comportarsi nei confronti dell’uomo e del mondo, perciò si parla di vie di Dio, che “sono amore e fedeltà” (Sal 25, 10), manifestano la sua volontà (Mt 22, 16) e conducono alla vita (At 2, 28).

Gesù è la vera “via”, che porta alla verità e alla vita (Gv 14, 6), la via vivente e vera che conduce al Padre, ed è anche il “buon pastore” che “chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce”, fino a dare “la propria vita per le pecore” (Gv 10, 2. 11).

Negli Atti degli Apostoli, “la via” è la vita nuova nella fede cristiana (At 9, 2; 18, 25; 19, 23).

La via dell’uomo è la sua maniera di vivere, la sua condotta morale. Sia nel Nuovo Testamento, che nell’Antico, si trova il tema delle due vie. Vengono contrapposti due modi di comportarsi, cioè due vie: la buona e la cattiva. Ogni uomo è libero di scegliere tra queste due vie ed è responsabile della propria scelta (Cfr. Dt 30, 15 – 16).


Perché “via del cuore”?

Nel linguaggio ordinario, la parola “cuore” evoca la vita affettiva, l’intimità, i sentimenti e le emozioni. Eppure cuore significa l’unità originaria della persona nella sua vita biologica e psichica (corpo ed anima), perché il cuore è allo stesso tempo e per entrambe la sorgente, il centro e la sede. Nella Bibbia, il cuore è l’intero dell’uomo, come fonte di tutte le sue diverse manifestazioni esterne.

Il cuore dell’uomo è la fonte stessa della sua personalità cosciente, intelligente e libera, cioè il luogo della consapevolezza.

Per dirlo con una frase delle Confessioni di s. Agostino:“Cor meum, ubi ego sum quicumque sum” (X, 3, 4): il mio cuore, dove sono chiunque io sono .

In questo centro intimo della persona si compie essenzialmente l’apertura verso Dio e verso l’altro. Ma il cuore può anche indurirsi (sklērokardìa), concentrandosi egoisticamente su se stesso, e si chiude nell’autosufficienza narcisistica, l’uomo finisce per chiudersi anche al rapporto con Dio e con i propri simili.


Attenzione al pericolo di false piste

Il cuore si preoccupa per le necessità del corpo: per il cibo, per il vestito, per la casa. Angosciato di fronte all’incertezza della vita e ai problemi della società, si affanna senza posa, cercando sicurezza nel possesso e nell’accumulo dei beni materiali, di cui avverte la carenza e il bisogno. Sono urgenze e necessità primarie, di cui non si può fare a meno. C’è però il rischio che il cuore finisca per appesantirsi sotto gli “affanni della vita” (Lc 21, 34).

Anche le tribolazioni e le sofferenze sono fonte di inquietudine, ma la causa principale è il peccato, che ha intaccato profondamente l’interiorità dell’uomo, la fonte stessa del suo sentire e desiderare, del volere e dell’agire: cioè il cuore. Il peccato si è annidato nel cuore dell’uomo; lo ha reso duro e impuro, perverso e incredulo.

A partire dal cuore degli uomini si è diffuso e continua a diffondersi il male, cioè il disordine e l’ingiustizia, nel mondo, che è stato creato bello e buono da Dio.

Abbiamo bisogno di un reale e profondo rinnovamento interiore, cioè di “un cuore nuovo” (Ez 11, 19), che solo Dio può creare in noi. Qui emerge tutta l’urgenza e l’importanza di trovare e proporre la “via del cuore”.

Poiché è dal cuore che proviene la corruzione, proprio a partire dal cuore Dio inizia la sua opera di salvezza per l’uomo peccatore e, attraverso di lui, per il mondo intero.

Dove ci conduce questa via?

Due figure bibliche possono bene illustrare la meta della via: Abramo (andare – uscire da sé) e il paralitico dei Vangeli sinottici (tornare a sé).

L’uomo si trova a casa sua, quando torna a se stesso e vive in sintonia con la sua identità più autentica.

La via del cuore può essere vista come il cammino comune di tutto il genere umano, eppure assume per ognuno una forma diversa e un percorso particolare. Per noi cristiani si identifica con la sequela di Gesù.

Se la via del cuore parte da se stessi, la meta verso cui tende è però fuori di sé. Cominciare da se stessi, per avanzare nel mondo verso Dio, è l’esatto contrario che finire con se stessi. Il ritorno al proprio cuore ha il potere di rinnovare l’uomo dall’interno, rendendolo capace di trasformare l’ambiente della sua vita quotidiana nel mondo di Dio.

Da percorrere insieme

            Questa via del cuore è un cammino di solidarietà e di condivisione, non si può avanzare su di essa da soli, ma insieme in amicizia con il Signore e come amici fra di noi, in una rete sempre più grande, fina a diventare mondiale di preghiera e di misericordia.

L’amicizia che Dio stringe con l’uomo è il modello e la sorgente della vera amicizia tra gli uomini. Ci sono molti “amici” di Dio nella Bibbia, ma soprattutto Dio si è mostrato amico degli uomini mandando il suo Figlio unigenito in mezzo a noi.

Gesù ha dato un volto umano a questa amicizia divina. Riunì il primo nucleo di seguaci non in una scuola, come era in uso presso i rabbini, ma in una comunità di vita, di affetti e di missione, “perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni” (Mc 3, 14). Per i suoi amici concentrò tutto il suo messaggio nel “comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i suoi amici” (Gv 15, 12 – 13).

Così ci ama Gesù, fino in fondo e tutti indistintamente, con amore gratuito, ma sa anche stabilire un’amicizia personale e speciale, secondo le caratteristiche uniche e irrepetibili di ogni suo amico. Per ognuno di noi, Gesù è l’amico fedele su cui possiamo sempre fare affidamento, che ci conosce fino in fondo, ci comprende e ci ama, come lui solo sa fare.

“Vi ho chiamati amici” (Gv 15, 15). Non potremmo in alcun modo essere amici di Gesù, se non fosse lui stesso a prendere l’iniziativa, a sceglierci e chiamarci, a darci la grazia e il coraggio di rispondergli, a perdonarci le nostre infedeltà, a rinnovarci con il dono dello Spirito Santo e renderci graditi al Padre suo.

Giovanni, il discepolo “che Gesù amava” (Gv 13, 23; 19, 26; 21, 7. 20) è anche il modello dell’amico fedele fino alla croce, che Gesù affida a Maria sua madre. “Donna, ecco tuo figlio!” (Gv 19, 26). Ci affidiamo all’intercessione di Maria e di Giovanni,

- perché anche nel nostro cuore e nel cuore di molti fratelli e sorelle risuoni la chiamata di Gesù ad essere suoi amici,

- e nasca in noi il desiderio di rispondergli con generosità e gratitudine,

- percorrendo con la sua guida e insieme a tutti i suoi amici la via del cuore!

A.M.D.G.

Tommaso Guadagno S.I.

Direttore Nazionale AdP

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